72 pagine, formato a4 orizzontale, brossura fresata 2025
per info e acquisto info@matteonannini.it
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La società contemporanea vuole tutto e subito. Vuole sapere, vedere, possedere. Ma con superficialità, per uno strano disturbo ossessivo compulsivo di catalogazione. Bramiamo una cosa e una volta ottenuta (il prima e più facilmente possibile) ci mettiamo una bella etichetta sopra per riporla da parte e passare ad altro da fagocitare ed etichettare e via via cosi. Matteo Nannini è difficile da etichettare! Dipinge con passione in un’epoca di IA dilagante, vive appieno il suo tempo ma senza seguirne le mode, “ingenuamente” convinto com’ è che l’arte sia ben più che una stravaganza da esibire fine a sè stessa o, semplice arredamento più o meno di lusso; nonostante la contemporaneità ne dia sempre prova contraria. Nel corso della sua (ormai quasi trentennale) carriera Matteo ha cambiato tecnica, tematiche, estetica e linguaggio ma nella scia di una ricerca che cresce di pari passo con la sua vicenda umana, come tutti tra alti e bassi, gioie e dolori; in linea, ma più spesso in opposizione, al pensiero dominante. Nel corso degli anni Matteo ha affrontato svariate tematiche e tecnologie, tante sono le citazioni volute, più o meno esplicite, alla grande storia dell’arte, al cinema e alla cultura di massa, perchè ogni epoca ha il suo linguaggio e la sua arte ma abbiamo un passato di capolavori imprescindibili e sempre attuali e Matteo lo sa bene, preso com’e‘ dall’ ossessione per i maestri del passato di cui assimila la lezione cercando di riattualizzarla. Perciò, se dovessi assegnare forzatamente un’etichetta anche a lui (è vita dura al giorno d‘ oggi andare in giro senza una di quelle sulla schiena…) direi che l’arte di Matteo Nannini è divisa tra quotidiano e magico. Credo, con questa etichetta, di avergli lasciato un bel margine di manovra! Non intendo dilungarmi oltre, il qui presente vuole essere solo un breve testo introduttivo a questo ricco catalogo a raccolta di una piccola parte del complesso mondo dell’arte di Matteo Nannini.
Godetene.
O. S
Giungle, savane e oasi di Matteo Nannini
Gli oli su tela e su tavola che Matteo Nannini presenta in questo catalogo rispondono a un impianto apparentemente cronachistico, nutrito di esperienze sociologiche molto comuni: quotidianità, vacanze al mare, vita notturna, scenari esotici. In tale impianto, quella che una volta si sarebbe detta “pittura di genere” (spaccati della vita d’ogni giorno, scampoli di intimità domestica) è il filone centrale. Vi sono poi diramazioni più specifiche: il ritratto, sia ravvicinato che a figura intera, e la scena d’interno con modelle in posa. E ancora, un diversivo abbastanza sorprendente: i soggetti animalistici. Soggetti che privilegiano la vita delle belve più pericolose, come la tigre e il leone, e dell’animale domestico più nobile e indomito, il cavallo. Infine, scorci di foresta abitata da creature umane e animali tranquille nel loro habitat, prive di alcun timore reciproco, come avrebbero potuto esserlo nel Paradiso Terrestre. La sola bussola per orientarsi in un universo figurativo così vario sembrerebbe essere la passione virtuosistica con cui l’artista si getta a capofitto negli scenari (reali, virtuali, cinematografici, web) che richiamano la sua attenzione. Dunque, se in tutto questo panorama c’è un disegno unitario, lo si dovrà cercare non in un’affinità esterna (da questo punto di vista, anzi, le scelte di Nannini fanno di tutto per sembrare eclettiche, kitsch, come se si trattasse di cover di motivi musicali celebri) ma, piuttosto, in una relazione interna. Quale precisamente? Credo che questa relazione sia insita nel mestiere stesso dell’artista, così come Nannini lo concepisce e lo pratica fin dai primi anni di attività. Nannini è un ammiratore della pittura del XVII secolo, si tratti del suo conterraneo Guercino o di Velázquez, di Ribera o di Luca Giordano, di Pietro da Cortona o di Salvator Rosa. Ne ama la disinvoltura tecnica, la compresenza di formati grandi e piccoli, l’audacia degli scorci, la tensione avventurosa, con temperature emotive che vanno dal misticismo sensuale di Torquato Tasso all’equlibrismo fantastico di Don Chisciotte. Nel ‘600 barocco amato e reinventato da Nannini, la spiritualità si tinge di panteismo; la curiosità scientifica si sposa allo stupore collezionistico delle wunderkammer; i primi moderni strumenti di misurazione e di indagine (orologi, cannocchiali, microscopi) fanno di colui che li usa un detective, un curioso abituato a osservare l’estremamente vicino e l’estremamente lontano, a captare rumori e brusii, a fare tesoro di molti materiali, di molte osservazioni. Nannini fa sua l’avidità di conoscenze, la tendenza a concepire il mondo più in chiave sensoriale che intellettuale, una certa sprezzatura esibita. La somma di queste esperienze è un caleidoscopio in cui ogni immagine implica tutte le altre. Nella pittura di Nannini ogni protagonista, sia umano che animale – perfino ogni folla, dalle figure in primo piano alle comparse sullo sfondo – è insieme opera e artista, cosa creata ed entità creatrice. Una donna a cavallo di un rinoceronte è la copertina di questo catalogo. Una forza bruta, irrefrenabile, e un fardello lieve, delicato, in perfetto equilibrio reciproco. La bella che sprona la bestia. Impossibile forse, ma vero.
Enrico Maria Davoli
